Dal 1994 a oggi sono stati pubblicati numerosi
studi clinici sulla colonscopia virtuale. I due lavori più importanti hanno
valutato l’accuratezza diagnostica dell’esame nell’identificazione dei polipi e
cancri del colon.
Lo studio IMPACT, patrocinato dalla Società
Italiana di Radiologia Medica (SIRM), è stato condotto in 11 Centri Italiani e
uno Belga. Il trial ha confrontato la sensibilità della colonscopia virtuale
con quella della colonscopia tradizionale in 934 soggetti a rischio aumentato
di cancro del colon-retto per storia familiare o personale. L’arruolamento è
stato completato a fine Maggio 2007. Lo studio Statunitense, patrocinato
dall’American College of Radiology Imaging Network (ACRIN), ha arruolato 2531
soggetti asintomatici a rischio intermedio in 15 centri accademici del Nord
America. Il reclutamento è terminato alla fine del 2006. Nonostante i
differenti criteri di selezione adottati per valutare l’idoneità dei centri
(più restrittivi nello studio americano) e i diversi criteri d’arruolamento dei
soggetti partecipanti, i risultati ottenuti nelle due sperimentazioni sono
pressoché sovrapponibili. La sensibilità della colonscopia virtuale è del 90%
circa nella diagnosi di pazienti portatori di adenomi di almeno 10 mm di
diametro massimo, mentre la specificità è del 86%. Ottimi risultati sono stati
ottenuti anche nell’identificazione di adenomi di taglia più piccola: infatti,
le due esperienze riportano rispettivamente una sensibilità del 84% e del 78% e
una specificità del 90% e del 88% per adenomi di dimensioni di almeno 6 mm.
Rispetto alla colonscopia convenzionale la
colonscopia virtuale è più tollerata e provoca meno complicazioni. In
letteratura sono descritti poco più di una decina di casi di perforazione;
tutti i casi si sono verificati in pazienti con patologia grave del colon quali
malattie infiammatorie croniche, diverticolite e cancro stenosante (Neri, Laghi
e Regge; Re:Abdom Radiol 2008). Per contro il tasso di perforazione della
colonscopia tradizionale è di circa1 paziente ogni 1000.
